Le dis..avventure di Indiacell tra bufere di neve, aeroporti chiusi e voli cancellati.
L’Ambrogio Fogar dei Cellisti Anonimi che sfida le tempeste di neve del Polo Nord pur di arrivare in tempo al Campo Base dell’ODAC.
Arrivo all’aereoporto Charles de Gaulle con una certa apprensione. Avevo una perfetta coincidenza con un’ora e dieci di pausa, quanto basta per fare tutto con calma, ma il mio volo di partenza si è già mangiato 40 minuti e l’atroce dubbio mi pervade ogni volta… : avranno calcolato le coincidenze in ritardo…?? ….O non gliene frega niente…e partono senza aspettare !!??
Nel dubbio mi avvio al piccolo trotto, ma uno stewart saccente mi “impànica” subito. Devo scendere di un piano, uscire e prendere un bus interno per ben due fermate..!!!
Il bus è già fuori ma il percorso dura ben 10 minuti. Arrivo….ma il gate “E41″ è ovviamente l’ultimo in fondo…(mai che te ne vada bene una…!!). Oramai sono al galoppo…!!
Avvicinandomi intravedo subito qualcosa di sinistro…sul megaTV non c’è la dicitura Washington, ma Los Angeles….
Vabbè, si vede che prosegue…penso con l’ottimismo della volontà…!
Con l’affanno di un rinoceroonte che ha inseguito ore una lucertola, chiedo lumi
alla Hostess, superando “scavallerescamente” tutta la fila.
Uòscinton…??? Chiedo…evitando di avventurami in una improbabile discussione….;
“Volo cancellato…! Forse c’è qualcosa alle 13,30 ma devi chiedere laggiù, dove c’è tutta quella gente…!”
Mi giro, mi prende un colpo ma al tempo stesso mi rilasso e prendo fiato ; …..mi aspettavo che James lanciasse anatemi sul mio percorso, ma addiritture fin dalla partenza….caspita…!!! Avrà sguinzagliato la Waters….!!
Affronto “con umiltà” le mie brave tre ore di fila. A un certo punto, un signore nero americano col suo mega cellulare interconnesso, riceve news dagli amici : “Washington airport chiuso….scali possibili New York e Filadelfia…”.
Nello stesso istante, un solerte stewart Air France propone a chi vuole o una notte a Parigi e domani si vede….oppure un volo forse in giornata per New York.
“But Filadelfia is possible…? ” …chiede l’americano. Lo stewart ha un’illuminazione…! Afferra il telefono e chiama la Delta Airlines….c’è un volo immediato in partenza con ancora un pò di posti.
All’arrembaggio….!!!!! Da bravo Italiano, non mi faccio fregare e sono dentro quello sparuto gruppetto che conquista la cima del “Peloton”…! Ci rientro per un pelo….!
Inutile dire che appena stampato il biglietto mi aspetta una nuova galoppata lungo il Terminal E, ed inutile dirvi che ovviamente il nuovo “gate” è in fondo al corridoio, rigorosamente l’ultimo.
Incredibile ma vero riesco a salire sull’aereo per “Philly”, così la chiamano affettuosamente gli yankees.
Una gioia che dura però solo qualche ora; con voce professionale e amichevole il comandante durante il volo annuncia che a causa della chiusura dell’aereoporto di Philadelphia, il volo farà scalo ad Atlanta….! Una lunga sequela di “mavaff…!!!” in americano e lingue varie seguono come un eco il nome della pur famosa città.
Mi abbandono qualche minuto allo scoramento, poi riprendo subito le redini e riformulo la nuova strategia : arriverò a Gaithersburg con qualunque mezzo, fosse pure con i cani e la slitta….! Penso fra me e me.
ed ecco che scatta l’immagine : l’Ambrogio Fogar dei Cellisti anonimi”. Io….in mezzo ad una tormenta di neve….rannicchiato sulla slitta con barba e baffi ghiacciati….ed il mio fido cane uskye, doverosamente chiamato “Rattush”, che mi traina instancabile tra montagne e vallate di ghiaccio.
James le ha inventate tutte per ostacolare i nostri piani….ha fatto crollare l’euro per indebolire il nostro budget….ha richiamato la peggiore tempesta di neve degli ultimi 110 anni pur di dirottarmi al caldo e lontano….ma oramai non gli resta che piazzare un cecchino sul tetto dell’Hilton per fermarmi…!
Sbarco ad Atlanta semidistrutto e sono subito costretto a rimettermi in fila per ottenere un posto sul primo volo disponibile per Wash….niente…! tutti cancellati…! Il primo probabile è alle 15,20 del giorno dopo….ma in lista di attesa…”not shure”. Me lo faccio assegnare e mi concentro per trovare un albergo ; Oltretutto la Delta non lo offre perché per calamità naturali non hanno alcun dovere. Mi offrono l’Holliday Inn…..a prezzo scontato 135 euri. Oltretutto questi albergoni sono di solito decentrati…Rifiuto rapidamente e mi affido alla mia esperienza. Raggiungo la Metro e sbarco in quello che avevo già individuato come il centro “vitale” di Atlanta; è buio e non so proprio dove andare. Domando a destra e a manca, ma gli alberghi che mi indicano sono tutti di alto livello. Comincio ad essere stremato quando ne salta fuori uno niente male, con vista panoramica e vicino alla CNN….87 euro…non è poco, ma accetto…!
Ho una fame da Peones, quindi mi sciacquo rapidamente e schizzo fuori con le ultime energie rimaste per cercare il primo posto disponibile a soddisfare il mio stomaco vuoto. Stavolta sono fortunato : proprio a due passi c’è un Rest della catena Montana Grill, di cui avevo sentito parlare. Servono anche carne di bisonte e decido allora di provarla. Faccio il bravo e chiedo la porzione da 12 anziché da 16 once, ma è comunque una sleppa di carne da paura..! Buonissima e ben accompagnata da ottimi contorni e un calice (uno solo… ) di vino californiano. Un gran bel posto e non spendo neanche tanto….la prima piccola soddisfazione dopo tanti patimenti…e che cavolo…!
La mattina dopo mi alzo presto e molto rinco….il jet lag si fa sentire. Tento inutilmente di connettermi a Internet, leggo e mando un po’ di sms e poi vado a fare un giro per il centro ; Atlanta sembra un po’ Gardaland : le strutture architettoniche sono molto “allegre” e colorate, quasi finte. Dovunque ti giri trovi un’ insegna “Coca Cola” e passeggiando mi imbatto persino nel C. C. Center, una sorta di mastodontico Museo della famosa bevanda che avrei proprio voluto visitare, se il tempo tiranno me lo avesse concesso.
Torno invece in hotel per il ceck out e sono di nuovo in aeroporto ; qui inizia una nuova sequenza da “oggi le comiche” di cui vi risparmio i dettagli. Sono in lista di attesa come n° 27 e quindi non parto sicuro. Chiedo un qualsiasi altro volo “sicuro” per Wash, me ne segnalano tre ma alla fine mi rimettono in fila per il primo. Il volo ne imbarca 14 della lista e io resto ovviamente a terra. Comincio a smadonnare ad alta voce col tipo del ceck in, che quando tutti si sono allontanati prova a farmi imbarcare di soppiatto. Ma sull’aereo non c’è un posto libero neanche in braccio alla hostess, per cui sono costretto a scendere, tra lo stupore e le risa di tutti i passeggeri.
Il tizio del ceck in passa allora al “vagheggio” e per farmi prendere sicuramente il prossimo volo, mi fa diventare il n° 1 della nuova lista d’attesa. Cosa non si fa per togliersi dalle scatole un rompiballe…!!
L’aereo parte alle 17,15 e ho due ore di volo. Il cibo della Delta è poco e fa schifo, non si riesce neanche a decifrarlo..! Arrivo finalmente a Wash, ma altra trafila per uscire….non se ne può più…!
Il Dulles airport è anche male organizzato ; dopo una certa ora ci sono solo Bus navetta che portano in centro e io come al solito è buio e non so dove andare, visto che sono saltati tutti i miei piani, prenotazioni comprese.
Indico la Union Station come mia fermata, pensando ingenuamente : “ è una stazione, sarà piena di alberghi..! “
Ma Washington in questi giorni è una città di un altro pianeta.
Il panorama che mi si presenta davanti è spettrale. Un silenzio ovattato e irreale, nessuno per strada, un metro di neve ovunque e questi quattro turisti che vedo depositare man man nei vari albergoni del centro. Chiedo all’autista un piccolo hotel nei dintorni e mi dice che non ci sono. Mi lascia al “George” dicendomi che tanto i prezzi qui son tutti uguali. Per stasera non ho scelta, poi si vedrà, perché personalmente non amo proprio spendere per alberghi pluristellati.
Gran bell’hotel comunque, che ha finalmente una connessione valida con la quale riesco a trasmettervi giusto le mie peripezie.
Ottima cena nel ristorante annesso ma che non fa parte dell’hotel….qui non si usa.
E’ domenica sera….in Italia è notte fonda…. sento che siamo tutti un po’ in subbuglio ma fiduciosi, ignari della settimana infuocata a cui stiamo andando incontro.
La mattina dell ‘ 8 febbraio, dopo una lauta e meritata colazione, faccio la valigia, la lascio in deposito e mi avvio per cercare una sistemazione più abbordabile.
Prevedo già che sarà una dura lotta, ma non si possono proprio pagare queste somme. I soldi ci servono per ben altre cause che non il sollazzo nel comfort del sottoscritto.
Giro a casaccio per la city aiutandomi con la mappa della guida, guardando e chiedendo un po’ a tutti. Giro ancora un po’ poi desisto.
Alle 13,00 ho appuntamento con Camilla davanti all’Hilton di Washington…..la nostra interprete abita a duecento metri da li…..chissà perché la FDA ha scelto quello più scomodo di Gaithersburg ; problemi di budget forse, o qualche mazzetta che viaggia di tasca in tasca….chissà…!
Non ci incontriamo. Lei aspetta dentro, io fuori. Sta di fatto che mi passa davanti e se ne torna a casa convinta di aver preso una buca internazionale.
Visto il ritardo decido di chiamarla, ma dal mio cell devo fare un prefisso che non so….quando chiamo mi risponde un operatore ….in arabo…!!!
Entro nell’ Hilton e faccio la sceneggiata del cliente imbranato, funziona spesso.
La tizia della reception non ci pensa su un attimo, mi compone il numero e mi passa la Camilla. Dieci minuti e arriva.
E’ un’anziana signora sulla sessantina, di Valdobbiadene, lunga gavetta come interprete. Ora fa la traduttrice per National Geographic. Pranziamo all’Hilton.
Porca vacca…! Mi toccherà pagare a me e qui ci spennano di sicuro…! Penso tra me e me mentre approfondiamo la conoscenza; senza giri di parole le spiego chiaramente lo scopo della nostra missione. E’ molto professionale, quindi preoccupata di non comprendere abbastanza situazioni e termini troppo specifici ; per questo mi chiede materiale da leggere, ma io non ho nulla con me.
La Camilla è di buon appetito, e le mie preoccupazioni sul bill aumentano. Il conto invece è più che ragionevole : a conti fatti una sessantina di euro in due sono più o meno il costo di un qualunque ristorante in Italia.
La Camilla senza esitazioni mi invita a casa sua. Davanti al PC e a una tazza di the, svisceriamo i termini della questione, mentre lei si stampa un po’ di documentazione . Io approfitto della linea per cercarmi un hotel a costi contenuti. Ne trovo uno sui 70 euro ed è in zona ; la Camilla però mi accompagna praticamente sotto casa sua dove ce n’è uno ottimo allo stesso prezzo, almeno così ricorda. Scendiamo e scappiamo di corsa : 286 dollari per 2 notti. Torniamo su e lei telefonicamente mi prenota l’altro.
Diamo insieme un’occhiata alle cose stampate, finisco di illustrarle la storia di Cell Therapeutics ( si pronuncia Sell…..ovviamente…! e terapiutic…..non l’avevo mai detta così…! ). Il nostro appuntamento è fissato per le 7,45 “davanti” all’Hilton di Gaithersburg. Io conto di andarci domani per piazzarmi e fare il collaudo della linea e del PC. Intanto raggiungo questo Windsor con una lunga e impervia passeggiata sotto e sopra la neve, con trolley al seguito. E’ più che decente, il tizio della reception spiccica pure un po’ di italiano, ma la wi-fi non prende quasi per niente. Il PC dell’ hotel però funge benissimo, e da li apprendo che la riunione ODAC è stata rinviata.
Fuori ha iniziato a nevicare di brutto
Un senso di scoramento mi assale per un pò di tempo…..sono in America, chiuso in un albergo dal quale al massimo uscirò per arrivare al vicino ristorante e fare poi subito rapido rientro.
Non ha più utilità la mia presenza qui e il titolo sta crollando.
Esco per la mesta cena e rientro piuttosto abbacchiatello.
Non provo neanche a ricollegarmi, mi tolgo gli abiti bagnati, mi cambio e tento di dormire; ci metto un bel pò, ma poi lo sfinimento fisico prevale.
L’indomani mi sveglio con le macchine nuovamente ricoperte di bianco (mi perseguita…).
Riesco ad uscire per dirigermi verso un posto che dovrebbe avere dei doposci. Per fortuna è aperto, e ne acquisto uno assai scrauso, ma adatto per superare indenne questi giorni che mi separano dal rientro.
Avverto Camilla che l’ODAC è saltato, ma se vuole posso passare a trovarla così le spiego.
Nel pomeriggio infatti sono di nuovo da lei, e lì le espongo il mio piano-bis, quello che nel frattempo ho maturato.
“Forse non riesco a ritornare” le dico, ” e se tu sei disponibile e gli altri amici italiani son daccordo, potremmo investire te del ruolo di portavoce in diretta dall’ODAC, dietro compenso, ovviamente”.
E’ ben disposta, ma la cosa la preoccupa non poco, per via della sua scarsa conoscenza della storia di Cell.
Passo pertanto molto tempo a rassicurarla e deresponsabilizzarla, oltre a raccontargli alcune vicende di James & c.
Alla fine ottengo il suo OK , frutto anche di ottimi spaghetti alla carbonara.
Il giorno 10 l’ho trascorso a passeggiare e fotografare scene innevate nella zona di Dupont Circle, forzandomi anche un pò per non farmi prendere da una certa depressione in agguato.
L’11 è andata molto meglio, c’era sole e sono uscito.
Mi ha fatto sicuramente bene, così come mi ha fatto bene visitare il Martin Luther King Center e finalmente sono arrivato alla Casa Bianca….che più bianca non si può…!
Foto di rito col Financial Times in mano, come da promessa a Remo1959, e giro per la parte monumentale.
Ho cercato pure di trovare la sede della FDA, avrei tentato un approccio con la Vesely… ma anche quella è fuori Washington….a Silver Spring.
Il giorno 12 ho fatto il turista vero e proprio. C’era un sole pieno e si cominciava a camminare con poca difficoltà lungo sentierini alacremente scavati robusti bicipiti di colore scuro, sparsi ovunque in città.
Sono entrato alla Smithsonian Gallery dove c’è un pò di tutto in materia di arte, storia, geografia e anche politica.
Ho beccato perfino un party con enormi mascheroni travestiti da giocatori di basket NBA con la faccia di ex presidenti americani.
Il mio morale era già decisamente migliorato e l’idea che avevamo forse una possibilità di recuperare in parte la nostra missione mi aveva sicuramente alleggerito lo spirito.
Il 13 son partito….il volo è andato alla perfezione, anche se mi son fatto 4 ore fermo a Parigi per la coincidenza…
Non so perchè, ma mi è sembrato una dolce attesa….sarò incinta…???



