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Sognando di diventare un Trader professionista

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Dipendenza da Trading: articolo non recentissimo, ma ancora molto attuale, pubblicato sul Sole 24 Ore del 02/08/2008 e segnalatoci dal lettore Christian C.

La notte facevo fatica ad addormentarmi. Aspettavo solo che facesse mattino per collegarmi e fare i primi ordini. Durante il lavoro poi, appena potevo, tornavo a casa a controllare l’andamento delle azioni. Compravo, vendevo, speculavo. Arrivavo a muovere più di diecimila euro al giorno. Qualche volta andava bene, qualche altra meno. Ma alla fine mi sono trovato senza più un soldo.

La storia che Fabio (nome di fantasia) ci ha raccontato, è quella di una passione sfociata in dipendenza. Un pallino, quello del trading online, diventato schiavitù simile all’alcolismo o alla droga, anche se forse il paragone più azzeccato è con il gioco d’azzardo. Fabio ha puntato i suoi soldi su azioni e strumenti finanziari complessi al “tavolo verde” della Borsa Italiana. Operazioni rischiose, fatte solo con un portatile e una connessione a internet, che gli hanno fatto perdere oltre 150mila euro.

Cos’è il trading patologico?
Fabio è stato malato di “gioco in Borsa compulsivo”, un disturbo mentale della famiglia degli “internet addiction disorder”. Come la dipendenza da chat, da pornografia online o dai videogiochi. Il trader compulsivo agisce proprio come un giocatore d’azzardo. Si fa guidare dall’istinto più che dalle competenze e dalla ragione, non sa mai quando fermarsi, non riconosce i propri limiti e, come accade spesso ai malati di poker, finisce per perdere grosse cifre. Non ci sono statistiche, ma gli specialisti concordano nel dire che è un fenomeno “molto sottovalutato”. Dai medici, dai professionisti della finanza, e dalla società. «È molto difficile individuare un problema di dipendenza da trading – spiega Paolo Cavedini psichiatra del San Raffaele di Milano, specializzato in dipendenza da gioco d’azzardo – chi passa la giornata davanti al videopoker è evidentemente malato. Chiunque lo riconosce. Per chi fa trading è diverso. Fare investimenti in azioni o obbligazioni è un’attività socialmente accettata. Per cui, chi ha delle grosse perdite, non è necessariamente una persona con dei problemi psichiatrici. Nella maggior parte dei casi è uno che ha fatto un investimento sbagliato».

Come si diventa schiavi di Borsa?
Non sono cause specifiche a scatenare la compulsività. Nella maggior parte dei casi è la combinazione di diversi fattori. C’è la predisposizione fisiologica ad esempio. «Alcune persone – spiega Paolo Cavedini – hanno una maggior percezione del livello di rischio a cui vanno incontro e riescono a rimanere freddi e prendere decisioni giuste anche in condizioni di stress. Altri invece si fanno prendere più facilmente dall’emotività. Questi ultimi sono i soggetti più a rischio». Ci sono poi fattori esterni. Ad esempio un crollo inaspettato dei listini che manda in fumo un investimento.
Per Fabio, l’inizio della fine ha coinciso con il crack della Parmalat del 2003. «Me lo ricordo bene – racconta – da un giorno all’altro persi quasi 30mila euro. E pensare che la settimana precedente ne avevo guadagnati mille». La batosta è pesante e Fabio cerca di farvi fronte come può, ma a un certo punto la situazione gli sfugge di mano. «Ero ossessionato dal recuperare quei soldi – racconta – è così iniziai a fare investimenti sempre più rischiosi. Puntai sui covered warrant (strumenti finanziari molto complessi, solitamente appannaggio di esperti e trader professionisti, ndr). Ogni giorno compravo e vendevo, compravo e vendevo. Mettendoci sempre più soldi. Senza accorgermene, diventai dipendente». Fabio cerca in tutti i modi di nascondere la realtà ai suoi familiari. Ma sua moglie si rende conto che qualcosa non va. Inizia a chiedere aiuto. A psichiatri, psicologi e anche al SerT (il Servizio tossicodipendenze che aiuta anche i malati di gioco d’azzardo). Ma, nel migliore dei casi, si sente rispondere: «Signora, suo marito sta benissimo, ha solo fatto degli investimenti sbagliati». Qualcuno addirittura le consiglia di divorziare. Intanto però la situazione finanziaria della famiglia precipita. È il mese di marzo del 2007, quando Fabio tocca il fondo. Un ribasso del titolo Tenaris e il suo conto in banca si svuota: in pochi anni ha dilapidato 150 mila euro.

«Fu allora che confessai tutto a mia moglie, che fino ad ora non sapeva quanto avevo investito. D’accordo con lei decisi di intestarle quanto restava dei miei risparmi, e affidarle la gestione del conto corrente». Ma a quel punto Fabio, per reazione all’astinenza da Borsa, cade in depressione. Appena recupera dei contanti li va a giocare al videopoker o al gratta e vinci. Nel mese di ottobre, si ricovera al San Raffaele di Milano. Una scelta obbligata, considerata la gravità del suo problema. «Per quindici giorni, io e mio figlio ci davamo i turni per sorvegliarlo – racconta la moglie – perché in ogni momento c’era il rischio che fuggisse e andasse al bar a giocare al gratta e vinci». Dopo il ricovero, Fabio inizia un ciclo di sedute di psicoterapia con cadenza settimanale e ora mensile. Oggi sta cercando faticosamente di ricostruirsi una vita.

Chi è il trader compulsivo?
Non è possibile stilare un profilo del giocatore in Borsa patologico. Non ci sono dati o statistiche. Ma dalle testimonianze che abbiamo raccolto è emerso che questo disturbo interessa sia dilettanti del trading, come Fabio, che di lavoro fa il commesso, che professionisti della finanza. La storia che ci ha raccontato Daniela Capitanucci, psicologa che lavora per un’associazione specializzata nelle cosiddette “nuove dipendenze”, ne è la riprova. «Ho avuto in cura un consulente finanziario, impiegato in una banca – racconta – tra la fine degli anni 90 e il 2000 iniziò ad avere i primi problemi. Faceva investimenti molto rischiosi, sia sul suo conto, che sui portafogli che aveva in gestione. A un certo punto però, ebbe una grossa perdita sul conto di un suo cliente. Da quel momento entrò in una spirale pericolosa, spinto dalla necessità di recuperare il capitale perduto. Iniziò a sottrarre fondi dai conti dei clienti, per acquistare e rivendere titoli. Ad un certo punto però la banca si accorse delle irregolarità, scoprendo un buco per oltre 200 milioni di lire. L’istituto decise di non fargli causa per evitare che la notizia uscisse generando uno scandalo. Ci fu un accordo: la banca non lo avrebbe querelato in cambio del suo silenzio. L’unico risarcimento fu la trattenuta della sua liquidazione. Un’ottima soluzione per lui, che avrebbe rischiato il carcere in caso di condanna».

La conferma di come la dipendenza da trading sia un problema da cui non sono immuni gli addetti ai lavori arriva anche da Dario Angelini, psicologo terapeuta del Laboratorio Famiglia di Roma. «Tra i miei pazienti ho avuto studenti di economia e commercio e professionisti – fa sapere – persone estremamente competenti che, proprio per la loro conoscenza approfondita del funzionamento dei mercati si sentivano troppo sicuri di se e hanno finito per rovinarsi».
Non è raro poi che professionisti della finanza si rivolgano a specialisti anche quando il problema non ha raggiunto un livello di gravità tale da essere considerato patologico. «Ho avuto in cura un consulente finanziario e un trader professionista che lavora in una società di broker» dice Paolo Cavedini. «Hanno chiesto il mio aiuto perché, nonostante un altissimo livello di competenza nel loro lavoro, non riuscivano ad essere lucidi ed efficienti come volevano. Abbiamo fatto sedute di psicologia comportamentale. Successivamente gli ho insegnato delle tecniche di rilassamento per aiutarli a gestire meglio il momento della decisione».

Allenare la mente per evitare i rischi
Abbiamo consultato diverse banche e società finanziarie sull’argomento. Il trading compulsivo è un disturbo poco o per niente conosciuto e non ci è stato segnalato nessun caso dalle aziende. Un po’ perché è il fenomeno è marginale e difficilmente individuabile. Un po’ perché episodi di questo genere, come dimostra la testimonianza della dottoressa Capitanucci, tendono a passare sotto silenzio.

C’è poco interesse agli aspetti psicologici del gioco in Borsa da parte delle aziende. Ma negli ultimi anni qualcosa si sta muovendo. Directa, uno dei primi broker telematici in Italia, da un paio di anni ha inserito nei suoi corsi di formazione per operatori professionisti e aspiranti trader, una lezione sugli aspetti psicologici del gioco in borsa. Durante i seminari, la psicologa Valentina Esposito spiega quali sono i rischi dietro l’eccesso di trading e come prevenirli. «Le piattaforme per fare investimenti su internet sono studiate apposta per indurre l’utente all’azione. Ci sono diversi stimoli percettivi come luci, colori e suoni. Questo fa si che nelle operazioni sia maggiore efficienza. Tuttavia il sovraccarico di informazioni può spesso indurre all’errore. Nei miei seminari faccio presente questi “effetti collaterali” e do qualche dritta su come evitarli. Tutto si gioca sulle emozioni. Quando il trader individua e riconosce i suoi stati d’animo nei momenti di stress, è anche più in grado di controllarli».

Anche Banca Sella, nel piano formativo Sella.it 2008, ha inserito un seminario simile. Lo tiene Giorgio Sogliani, analista tecnico del Gruppo Banca Sella. Il titolo del corso è “Dalla psicologia della finanza all’allenamento mentale per il trader: idee e tecniche operative”. Durante l’incontro-laboratorio si cerca di aiutare i trader ad adottare un metodo efficiente per operare sui mercati finanziari con razionalità, controllando la propria emotività.

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Può capitare che il trading diventi un pensiero fisso, nel quale si investono tutte le proprie energie mentali ed ogni minuto del proprio tempo libero, sottraendoli necessariamente ad altro.

Un ringraziamento speciale va alla mia Cristiana, che non solo ha sopportato pazientemente per quasi un intero anno, ma ha saputo anche raccogliermi col cucchiaino nel momento del bisogno, e darmi nuove motivazioni.

È un po’ gelosa, ma davvero una donna unica.

Ti amo .

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Dopo quasi un anno incastrato long su CTIC per convinzione, la batosta di lunedì 22 marzo 2010, con la secca bocciatura da parte dell’ODAC, è stata una sferzata troppo forte che ha dato il colpo di grazia alla mia tolleranza verso il titolo, lasciandomi con una parte davvero esigua del mio capitale iniziale e con la necessità di rimboccarmi le maniche e ricominciare.

Ho provato quindi il giorno stesso, quasi per rabbia, ad operare per la prima volta in leva.

Dopo aver venduto tutto al meglio (19.200 pezzi a 0,4224$), mi sono “vendicato” del titolo aprendo e chiudendo dopo pochi secondi (più che altro per paura) una posizione long da 100.000 pezzi in marginazione 14% (da 0,4499$ a 0,4540$), realizzando un guadagno di  372 $ già al netto dei 38$ di commissioni Fineco.

Oggi, 23 marzo, ho invece per la prima volta provato ad operare per un’intera seduta da scalper puro, sempre sul titolo CTIC e con operazioni da 60 mila pezzi.

Devo premettere che operare per un intero pomeriggio da scalper è stata un’esperienza molto particolare soprattutto sotto il profilo personale e psicologico. L’attività è intensa ed assorbe infatti completamente: la tensione è forte e si richiedono concentrazione, attenzione velocità di esecuzione.

È molto facile alienarsi e molto difficile rimanere lucidi e mentalmente freschi nel tempo. Con il senno di poi, avrei guadagnato molto di più se mi fossi fermato dopo le prime due operazioni della giornata.

I due errori in cui sono incorso più di frequente sono stati:

  • voler “operare per forza”, per ingordigia, anche durante momenti di stanca degli scambi,
  • operare con sufficienza dopo aver realizzato grossi guadagni con l’operazione precedente

Alla fine, il bilancio della mia prima giornata da scalper è stato di 35 operazioni (20 short e 15 long), con un profit and loss lordo di 864,90 $ (media di 24,71$ ad operazione).

Peccato che le mie 35 operazioni abbiano generato circa 1.330 $ di commissioni (avrò la cifra esatta domani da Fineco). La morale della favola è che anche oggi ho registrato un minusvalenza netta di 465,1 $.

Questo è il primo motivo per cui Fineco è vivamente sconsigliata per chi intenda agire da scalper.

Sono tuttavia soddisfatto di questa prima giornata, dato che molte delle operazioni in loss sono state dettate non da metodo di trading errato, quando da circostanze contingenti, alcune delle quali abbastanza buffe da poter essere raccontate come aneddoto:

  • ambiente di lavoro. Tradavo dall’ufficio: il capo mi ha chiamato in riunione, costringendomi a chiudere una posizione in perdita
  • scarsa conoscenza della piattaforma (1): ho dovuto realizzare sul campo che la maschera di copertura della posizione è impostata di default con ricopertura parziale con ordini al limite, anche quando l’apertura della posizione era stata fatta a mercato. In generale, perdo molto tempo ad impostare i parametri di copertura.
  • scarsa conoscenza della piattaforma (2): ignorando che il termine ultimo per gli inserimenti di ordini in marginazione fosse alle 20:30, ho inserito un ordine in acquisto alle 20:29. Con mio grande disappunto la piattaforma si è rifiutata di farmelo chiudere, in gain, alle 20:31, per poi chiudermelo automaticamente alle 20:35 in forte perdita

Come si può capire, molte delle operazioni in perdita di oggi sono imputabili alle alte commissioni e al dover prendere “la mano” e “la misura”  con la piattaforma, dazio che ogni operatore inesperto deve inizialmente pagare.

In particolare, mi ha stupito che la piattaforma Fineco, sia durante le contrattazioni che a fine giornata, non dia modo alcuno di avere un’idea del profit & loss netto della seduta, che deve essere invece calcolato manualmente dal trader sottraendo al lordo le commissioni totali (a loro volta ricavate moltiplicando, manualmente, le commissioni per operazione per il numero di operazioni).

Riguardo al metodo operativo, devo capire se sia più efficace operare “al meglio”, per sfruttare rapidamente i rally appena si manifestano, oppure operare “al limite”, approccio più ragionato, ma più rigido, lento e senza garanzia di eseguito totale.

L’approccio che ho tenuto è stato quello di avere sempre aperti questi due strumenti:

  • il grafico intraday a 1 minuto, per cogliere i livelli importanti e l’andamento della seduta. Sono stati utili gli indicatori MADCD e RSI per avere un’idea della tendenza delle quotazioni e della forza residua dei movimenti
  • l’elenco degli scambi, per vedere immediatamente l’inizio di un mini-rally e provare a cavalcarlo
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BAKEKA 11/03/2010

4 commenti

..Buon giorno…Titolini da Monitorare..

MOLTA CAUTELA..

MDVN..SEMBRA ESSERE ARRESTATA DISCESA DOPO FALLIMENTO..FASE 3

ENTRATO 12.05$…PRIMO STEP..13.6/13.8$..SE SUPERA 14.05$…16.5$

PRESTARE MOLTA ATTENZIONE…E DITINO VELOCE STESSO DISCORSO PER

XNPT…TARGET 10.20$…

DA SEGUIRE ..

CTHR..

MIPI.

.SIRI SOPRA 0.96$..ENTRARE

AEN

PESI..

..INTANTO NLST E CYCC…CAMMINANO..SEMPRE..BUONA GIORNATA..

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Le dis..avventure di Indiacell tra bufere di neve, aeroporti chiusi e voli cancellati.

L’Ambrogio Fogar dei Cellisti Anonimi che sfida le tempeste di neve del Polo Nord pur di arrivare in tempo al Campo Base dell’ODAC.

Arrivo all’aereoporto Charles de Gaulle con una certa apprensione. Avevo una perfetta coincidenza con un’ora e dieci di pausa, quanto basta per fare tutto con calma, ma il mio volo di partenza si è già mangiato 40 minuti e l’atroce dubbio mi pervade ogni volta… : avranno calcolato le coincidenze in ritardo…?? ….O non gliene frega niente…e partono senza aspettare !!??

Nel dubbio mi avvio al piccolo trotto, ma uno stewart saccente mi “impànica” subito. Devo scendere di un piano, uscire e prendere un bus interno per ben due fermate..!!!

Il bus è già fuori ma il percorso dura ben 10 minuti. Arrivo….ma il gate “E41″ è ovviamente l’ultimo in fondo…(mai che te ne vada bene una…!!). Oramai sono al galoppo…!!

Avvicinandomi intravedo subito qualcosa di sinistro…sul megaTV non c’è la dicitura Washington, ma Los Angeles….
Vabbè, si vede che prosegue…penso con l’ottimismo della volontà…!
Con l’affanno di un rinoceroonte che ha inseguito ore una lucertola, chiedo lumi
alla Hostess, superando “scavallerescamente” tutta la fila.
Uòscinton…??? Chiedo…evitando di avventurami in una improbabile discussione….;
“Volo cancellato…! Forse c’è qualcosa alle 13,30 ma devi chiedere laggiù, dove c’è tutta quella gente…!”
Mi giro, mi prende un colpo ma al tempo stesso mi rilasso e prendo fiato ; …..mi aspettavo che James lanciasse anatemi sul mio percorso, ma addiritture fin dalla partenza….caspita…!!! Avrà sguinzagliato la Waters….!!
Affronto “con umiltà” le mie brave tre ore di fila. A un certo punto, un signore nero americano col suo mega cellulare interconnesso, riceve news dagli amici : “Washington airport chiuso….scali possibili New York e Filadelfia…”.
Nello stesso istante, un solerte stewart Air France propone a chi vuole o una notte a Parigi e domani si vede….oppure un volo forse in giornata per New York.
“But Filadelfia is possible…? ” …chiede l’americano. Lo stewart ha un’illuminazione…! Afferra il telefono e chiama la Delta Airlines….c’è un volo immediato in partenza con ancora un pò di posti.
All’arrembaggio….!!!!! Da bravo Italiano, non mi faccio fregare e sono dentro quello sparuto gruppetto che conquista la cima del “Peloton”…! Ci rientro per un pelo….!
Inutile dire che appena stampato il biglietto mi aspetta una nuova galoppata lungo il Terminal E, ed inutile dirvi che ovviamente il nuovo “gate” è in fondo al corridoio, rigorosamente l’ultimo.
Incredibile ma vero riesco a salire sull’aereo per “Philly”, così la chiamano affettuosamente gli yankees.
Una gioia che dura però solo qualche ora; con voce professionale e amichevole il comandante durante il volo annuncia che a causa della chiusura dell’aereoporto di Philadelphia, il volo farà scalo ad Atlanta….! Una lunga sequela di “mavaff…!!!” in americano e lingue varie seguono come un eco il nome della pur famosa città.
Mi abbandono qualche minuto allo scoramento, poi riprendo subito le redini e riformulo la nuova strategia : arriverò a Gaithersburg con qualunque mezzo, fosse pure con i cani e la slitta….! Penso fra me e me.
ed ecco che scatta l’immagine : l’Ambrogio Fogar dei Cellisti anonimi”. Io….in mezzo ad una tormenta di neve….rannicchiato sulla slitta con barba e baffi ghiacciati….ed il mio fido cane uskye, doverosamente chiamato “Rattush”, che mi traina instancabile tra montagne e vallate di ghiaccio.
James le ha inventate tutte per ostacolare i nostri piani….ha fatto crollare l’euro per indebolire il nostro budget….ha richiamato la peggiore tempesta di neve degli ultimi 110 anni pur di dirottarmi al caldo e lontano….ma oramai non gli resta che piazzare un cecchino sul tetto dell’Hilton per fermarmi…!
Sbarco ad Atlanta semidistrutto e sono subito costretto a rimettermi in fila per ottenere un posto sul primo volo disponibile per Wash….niente…! tutti cancellati…! Il primo probabile è alle 15,20 del giorno dopo….ma in lista di attesa…”not shure”. Me lo faccio assegnare e mi concentro per trovare un albergo ; Oltretutto la Delta non lo offre perché per calamità naturali non hanno alcun dovere. Mi offrono l’Holliday Inn…..a prezzo scontato 135 euri. Oltretutto questi albergoni sono di solito decentrati…Rifiuto rapidamente e mi affido alla mia esperienza. Raggiungo la Metro e sbarco in quello che avevo già individuato come il centro “vitale” di Atlanta; è buio e non so proprio dove andare. Domando a destra e a manca, ma gli alberghi che mi indicano sono tutti di alto livello. Comincio ad essere stremato quando ne salta fuori uno niente male, con vista panoramica e vicino alla CNN….87 euro…non è poco, ma accetto…!
Ho una fame da Peones, quindi mi sciacquo rapidamente e schizzo fuori con le ultime energie rimaste per cercare il primo posto disponibile a soddisfare il mio stomaco vuoto. Stavolta sono fortunato : proprio a due passi c’è un Rest della catena Montana Grill, di cui avevo sentito parlare. Servono anche carne di bisonte e decido allora di provarla. Faccio il bravo e chiedo la porzione da 12 anziché da 16 once, ma è comunque una sleppa di carne da paura..! Buonissima e ben accompagnata da ottimi contorni e un calice (uno solo… ) di vino californiano. Un gran bel posto e non spendo neanche tanto….la prima piccola soddisfazione dopo tanti patimenti…e che cavolo…!
La mattina dopo mi alzo presto e molto rinco….il jet lag si fa sentire. Tento inutilmente di connettermi a Internet, leggo e mando un po’ di sms e poi vado a fare un giro per il centro ; Atlanta sembra un po’ Gardaland : le strutture architettoniche sono molto “allegre” e colorate, quasi finte. Dovunque ti giri trovi un’ insegna “Coca Cola” e passeggiando mi imbatto persino nel C. C. Center, una sorta di mastodontico Museo della famosa bevanda che avrei proprio voluto visitare, se il tempo tiranno me lo avesse concesso.
Torno invece in hotel per il ceck out e sono di nuovo in aeroporto ; qui inizia una nuova sequenza da “oggi le comiche” di cui vi risparmio i dettagli. Sono in lista di attesa come n° 27 e quindi non parto sicuro. Chiedo un qualsiasi altro volo “sicuro” per Wash, me ne segnalano tre ma alla fine mi rimettono in fila per il primo. Il volo ne imbarca 14 della lista e io resto ovviamente a terra. Comincio a smadonnare ad alta voce col tipo del ceck in, che quando tutti si sono allontanati prova a farmi imbarcare di soppiatto. Ma sull’aereo non c’è un posto libero neanche in braccio alla hostess, per cui sono costretto a scendere, tra lo stupore e le risa di tutti i passeggeri.
Il tizio del ceck in passa allora al “vagheggio” e per farmi prendere sicuramente il prossimo volo, mi fa diventare il n° 1 della nuova lista d’attesa. Cosa non si fa per togliersi dalle scatole un rompiballe…!!
L’aereo parte alle 17,15 e ho due ore di volo. Il cibo della Delta è poco e fa schifo, non si riesce neanche a decifrarlo..! Arrivo finalmente a Wash, ma altra trafila per uscire….non se ne può più…!
Il Dulles airport è anche male organizzato ; dopo una certa ora ci sono solo Bus navetta che portano in centro e io come al solito è buio e non so dove andare, visto che sono saltati tutti i miei piani, prenotazioni comprese.
Indico la Union Station come mia fermata, pensando ingenuamente : “ è una stazione, sarà piena di alberghi..! “
Ma Washington in questi giorni è una città di un altro pianeta.
Il panorama che mi si presenta davanti è spettrale. Un silenzio ovattato e irreale, nessuno per strada, un metro di neve ovunque e questi quattro turisti che vedo depositare man man nei vari albergoni del centro. Chiedo all’autista un piccolo hotel nei dintorni e mi dice che non ci sono. Mi lascia al “George” dicendomi che tanto i prezzi qui son tutti uguali. Per stasera non ho scelta, poi si vedrà, perché personalmente non amo proprio spendere per alberghi pluristellati.
Gran bell’hotel comunque, che ha finalmente una connessione valida con la quale riesco a trasmettervi giusto le mie peripezie.
Ottima cena nel ristorante annesso ma che non fa parte dell’hotel….qui non si usa.
E’ domenica sera….in Italia è notte fonda…. sento che siamo tutti un po’ in subbuglio ma fiduciosi, ignari della settimana infuocata a cui stiamo andando incontro.

La mattina dell ‘ 8 febbraio, dopo una lauta e meritata colazione, faccio la valigia, la lascio in deposito e mi avvio per cercare una sistemazione più abbordabile.
Prevedo già che sarà una dura lotta, ma non si possono proprio pagare queste somme. I soldi ci servono per ben altre cause che non il sollazzo nel comfort del sottoscritto.
Giro a casaccio per la city aiutandomi con la mappa della guida, guardando e chiedendo un po’ a tutti. Giro ancora un po’ poi desisto.
Alle 13,00 ho appuntamento con Camilla davanti all’Hilton di Washington…..la nostra interprete abita a duecento metri da li…..chissà perché la FDA ha scelto quello più scomodo di Gaithersburg ; problemi di budget forse, o qualche mazzetta che viaggia di tasca in tasca….chissà…!
Non ci incontriamo. Lei aspetta dentro, io fuori. Sta di fatto che mi passa davanti e se ne torna a casa convinta di aver preso una buca internazionale.
Visto il ritardo decido di chiamarla, ma dal mio cell devo fare un prefisso che non so….quando chiamo mi risponde un operatore ….in arabo…!!!
Entro nell’ Hilton e faccio la sceneggiata del cliente imbranato, funziona spesso.
La tizia della reception non ci pensa su un attimo, mi compone il numero e mi passa la Camilla. Dieci minuti e arriva.
E’ un’anziana signora sulla sessantina, di Valdobbiadene, lunga gavetta come interprete. Ora fa la traduttrice per National Geographic. Pranziamo all’Hilton.
Porca vacca…! Mi toccherà pagare a me e qui ci spennano di sicuro…! Penso tra me e me mentre approfondiamo la conoscenza; senza giri di parole le spiego chiaramente lo scopo della nostra missione. E’ molto professionale, quindi preoccupata di non comprendere abbastanza situazioni e termini troppo specifici ; per questo mi chiede materiale da leggere, ma io non ho nulla con me.
La Camilla è di buon appetito, e le mie preoccupazioni sul bill aumentano. Il conto invece è più che ragionevole : a conti fatti una sessantina di euro in due sono più o meno il costo di un qualunque ristorante in Italia.
La Camilla senza esitazioni mi invita a casa sua. Davanti al PC e a una tazza di the, svisceriamo i termini della questione, mentre lei si stampa un po’ di documentazione . Io approfitto della linea per cercarmi un hotel a costi contenuti. Ne trovo uno sui 70 euro ed è in zona ; la Camilla però mi accompagna praticamente sotto casa sua dove ce n’è uno ottimo allo stesso prezzo, almeno così ricorda. Scendiamo e scappiamo di corsa : 286 dollari per 2 notti. Torniamo su e lei telefonicamente mi prenota l’altro.
Diamo insieme un’occhiata alle cose stampate, finisco di illustrarle la storia di Cell Therapeutics ( si pronuncia Sell…..ovviamente…! e terapiutic…..non l’avevo mai detta così…! ). Il nostro appuntamento è fissato per le 7,45 “davanti” all’Hilton di Gaithersburg. Io conto di andarci domani per piazzarmi e fare il collaudo della linea e del PC. Intanto raggiungo questo Windsor con una lunga e impervia passeggiata sotto e sopra la neve, con trolley al seguito. E’ più che decente, il tizio della reception spiccica pure un po’ di italiano, ma la wi-fi non prende quasi per niente. Il PC dell’ hotel però funge benissimo, e da li apprendo che la riunione ODAC è stata rinviata.
Fuori ha iniziato a nevicare di brutto
Un senso di scoramento mi assale per un pò di tempo…..sono in America, chiuso in un albergo dal quale al massimo uscirò per arrivare al vicino ristorante e fare poi subito rapido rientro.
Non ha più utilità la mia presenza qui e il titolo sta crollando.
Esco per la mesta cena e rientro piuttosto abbacchiatello.
Non provo neanche a ricollegarmi, mi tolgo gli abiti bagnati, mi cambio e tento di dormire; ci metto un bel pò, ma poi lo sfinimento fisico prevale.

L’indomani mi sveglio con le macchine nuovamente ricoperte di bianco (mi perseguita…).
Riesco ad uscire per dirigermi verso un posto che dovrebbe avere dei doposci. Per fortuna è aperto, e ne acquisto uno assai scrauso, ma adatto per superare indenne questi giorni che mi separano dal rientro.
Avverto Camilla che l’ODAC è saltato, ma se vuole posso passare a trovarla così le spiego.
Nel pomeriggio infatti sono di nuovo da lei, e lì le espongo il mio piano-bis, quello che nel frattempo ho maturato.
“Forse non riesco a ritornare” le dico, ” e se tu sei disponibile e gli altri amici italiani son daccordo, potremmo investire te del ruolo di portavoce in diretta dall’ODAC, dietro compenso, ovviamente”.

E’ ben disposta, ma la cosa la preoccupa non poco, per via della sua scarsa conoscenza della storia di Cell.

Passo pertanto molto tempo a rassicurarla e deresponsabilizzarla, oltre a raccontargli alcune vicende di James & c.
Alla fine ottengo il suo OK , frutto anche di ottimi spaghetti alla carbonara.
Il giorno 10 l’ho trascorso a passeggiare e fotografare scene innevate nella zona di Dupont Circle, forzandomi anche un pò per non farmi prendere da una certa depressione in agguato.
L’11 è andata molto meglio, c’era sole e sono uscito.
Mi ha fatto sicuramente bene, così come mi ha fatto bene visitare il Martin Luther King Center e finalmente sono arrivato alla Casa Bianca….che più bianca non si può…!
Foto di rito col Financial Times in mano, come da promessa a Remo1959, e giro per la parte monumentale.
Ho cercato pure di trovare la sede della FDA, avrei tentato un approccio con la Vesely… ma anche quella è fuori Washington….a Silver Spring.
Il giorno 12 ho fatto il turista vero e proprio. C’era un sole pieno e si cominciava a camminare con poca difficoltà lungo sentierini alacremente scavati robusti bicipiti di colore scuro, sparsi ovunque in città.
Sono entrato alla Smithsonian Gallery dove c’è un pò di tutto in materia di arte, storia, geografia e anche politica.
Ho beccato perfino un party con enormi mascheroni travestiti da giocatori di basket NBA con la faccia di ex presidenti americani.
Il mio morale era già decisamente migliorato e l’idea che avevamo forse una possibilità di recuperare in parte la nostra missione mi aveva sicuramente alleggerito lo spirito.
Il 13 son partito….il volo è andato alla perfezione, anche se mi son fatto 4 ore fermo a Parigi per la coincidenza…
Non so perchè, ma mi è sembrato una dolce attesa….sarò incinta…???

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Come evidente guardando il grafico daily, il titolo è in balia della speculazione sull’attesa dell’ormai imminente riunione dell’ODAC (4 sedute borsistiche). I volumi sono in netto aumento nelle ultime due sedute: una media di 23,5 milioni di pezzi scambiati al giorno contro i soli 10 mantenuta nei 12 giorni precedenti.
CTIC 04-02-2010

CTIC 04-02-2010

L’incertezza regna sovrana anche sui vari forum online, con un prepotente ritorno del pessimismo, alimentato in particolare da articoli come quello pubblicato oggi su Bloomberg (LINK QUI) da Jeff Kearns e Elizabeth Lopatto. L’articolo, che ha avuto enorme portata mediatica, porta essenzialmente questi argomenti:
  • il numero di opzioni put in circolazione è aumentato, il mese scorso, di ben nove volte fino a toccare 193.642, portando il rapporto fra numero di opzioni put (indice “bearish”) e call (indice “rialzista”) al livello più alto dal marzo 2007.
  • In altre parole, come afferma Chris Rich (“head options strategist” alla JonesTrading Institutional Services LLC in Chicago), molte persone stanno scommettendo che CTIC varrà nel prossimo futuro meno di ora, poichè lo studio su Pixantrone è interamente discutibile
  • CTIC quota ora circa 1,09$, in caduta libera dal suo massimo valore (split-adjusted) di 2.940 $ dell’ottobre 2010.
  • Al 31 dicembre 2009, CTIC ha bruciato oltre 1,3 miliardi di $, senza produrre profitti.
  • l’Investor Relation di CTIC, Dan Eramian, non risponde alle domande poste da Bloomberg in merito.
  • Dopo essere stata schiacciata dalla speculazione ribassista fino a quotare 5 centesimi nel marzo 2009, CTIC è salita fino a 2,10$ il 1° giugno quando la società ha annunciato ottimi risultati per Pixantrone (aumento del tasso di guarigione completa nel linfoma non-Hodgkin ed latri vantaggi).
  • I trader in opzioni  investono sull’aspettativa di quanto un’azione possa muoversi, sia al rialzo che al ribasso. Essi confrontano il prezzo corrente al costo di acquistare una “sella”, ovvero una coppia di opzioni sia put che call. Il punto di pareggio (break even) della “sella” su CTIC entro il 19 febbraio, secondo i calcoli di Bloomberg, è per quotazioni sotto 20 cents oppure sopra 1,80$.
  • Le opzioni put con strike 1$ e scadenza febbraio 2010 hanno volatilità implicità (misura della variabilità delle quotazioni) di 532,09, mentre per confronto le put sull’indice Standard & Poor’s 500 di questo mese registrano un valore di appena 17,84. Inoltre, le opzioni CTIC put a 1$ sono quelle con l’interesse aperto (“open interest”) più elevato.
  • Infine, il parere di Ira Loss, “senior health policy analyst” alla Washington Analysis LLC con un bel profilo FaceBook (visionabile QUI), è che Pixantrone non sarà approvato poichè i dati mostrati dalla società sono un “grigio” insufficiente per poter risultare in una raccomandazione positiva per l’FDA da parte dell’ODAC, che pretende invece “bianchi o neri”.
C’è chi sui forum arriva a chiedersi se le “poison pills” predisposte recentemente da CTIC non abbiano più che altro lo scopo di impedire che la società venga comprata per pochi spiccoli in caso di rinvio o parere non positivo da parte dell’ODAC e conseguente tracollo delle quotazioni (posion pills a protezione del ribaso, quindi, e non del rialzo).
Propongo questo ragionamento sulle opzioni, che mi trova d’accordo, tratto da un altro forum online: ormai molti preferiscono comprare le opzioni “Call” di CTIC, che fino a ieri per scadenza giugno costavano 0,30 $ con  strike price di 1,50$. In altre parole, al prezzo di 30 cents si ha diritto, a fine giugno, a poter acquistare il titolo a 1,50 $, indipendentemente dalla sua quotazione reale.
Il ragionamento è semplice ed interessante: se il titolo a giugno valesse ad esempio 5$, il possessore dell’opzione guadagnerà 3,20 $ al pezzo (5,00$ – 1,50$ – 0,30$ = 3,20$).
Se il titolo, viceversa, precipitasse per mancata approvazione o altro, la perdita massima dell’investitore sarebbe di 30 centesimi a pezzo.
In questa prospettiva, si tratta di una scommessa bella e buona, ma c’è da chiedersi se non sia meno rischiosa di acquistare direttamente i titoli. Il vantaggio può risiedere nell’effetto leva intrinseco nell’opzione: con soli 3.000 $ si gestirebbero 10.000 azioni, mentre con l’acquisto diretto si potrebbero gestire soltanto 2.727 azioni alla quotazione odierna di 1,10$.
Forse è per quetso che, attualmete, è quasi una missione impossibile trovare una SIM in Italia che venda queste opzioni Call.
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LA VARIABILE UMANA

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LA VARIABILE UMANA

Piccola riflessione sulle astuzie che rendono inefficaci Grafici e Analisi Tecnica nella valutazione di un investimento azionario.

Quando si entra in un Casinò per giocare alla Roulette, si è di solito consapevoli di avere di fronte un nemico coriaceo, solido e dotato di una costanza di rendimento paurosa. Il nostro avversario parte inoltre sempre con un piccolo vantaggio stabilito preventivamente nelle regole del gioco, e, particolare non del tutto trascurabile, gioca sempre in casa.
Tuttavia anche in questo “colosso” è possibile trovare un punto debole ; trattandosi di un gioco basato sulla casualità, la Roulette è soggetta alla cosiddetta “Legge dei grandi numeri” (http://www.unibas.it/utenti/dinardo/sedicilezio.pdf ) che, opportunamente studiata, consente di approntare dei sistemi di gioco utili ad innalzare di gran lunga la percentuale di probabilità di battere il nostro avversario.
L’assoggettamento a questa legge matematica fa risultare quindi il nostro nemico “leale” e “prevedibile”.
Quando si entra in Borsa per tentare un investimento azionario, forse non si è altrettanto consapevoli che il nostro nemico è assai più complicato della Roulette di un Casinò, poiché non soggetto ad alcuna legge matematica.
Non si tratta cioè di uno strumento meccanico (un contenitore con 37 caselle e una pallina…) in cui regna sovrana una “prevedibile casualità”, ma di un coacervo di regole fatte da uomini e soprattutto gestite da uomini.
Queste regole sono anch’esse monitorabili, e attraverso approfonditi studi che portano allo sviluppo di Grafici e Analisi Tecniche,  è possibile anche prevedere una probabile evoluzione delle quotazioni azionarie.

Ma tutto questo rispettabilissimo castello, corre in ogni istante il rischio di sfaldarsi sotto i colpi di quella che ho semplicisticamente definito “la Variabile Umana”.
Quando il nemico non è un leale strumento meccanico ma è “la creatività umana”, non ci sono regole adeguate, e anche se ci sono, esse sono fatte per essere infrante, aggirate, utilizzate per scopi opposti ai fini per cui nascono; vengono eluse, trasformate, elasticizzate, eccepite,…..e chi più ne ha più ne metta.
Insomma il nemico che si ha di fronte non ha punti deboli, in quanto assolutamente sleale e imprevedibile.
Il gioco nel quale si entra è pertanto così perverso che la vittoria finale paradossalmente ci sorriderà soltanto se i nostri interessi coincideranno, almeno temporaneamente, con quelli del nemico che stiamo cercando di abbattere.

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NOVARTIS vs NOVARTIS

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Qualche tempo fa mi domandavo quale Big Pharma aveva interesse a condizionare la FDA per impedire l’approvazione del Pixantrone.  Dai miei approssimativi studi sui farmaci avevo dedotto che Pixantrone , in terza e poi in prima linea, se approvato sarebbe andato  a sostituire prevalentemente la Doxorubicina.  L’azienda produttrice della Doxorubicina è la Ebewe, un’ottima azienda Europea  con buoni farmaci, ottimo fatturato e ottimi utili ; non mi risultava facesse capo a nessuna Big Pharma, per cui pensavo fra me e me che il Pix avrebbe distrutto i futuri bilanci di Ebewe.  Senonchè ieri, cliccando sul mouse a caccia di news, mi capita sott’occhio quella che per me è la notizia del giorno :  Ebewe non è più un’azienda farmaceutica autonoma, ma a maggio 2009 è stata acquistata da una Big Pharma !  E indovinate un pò da chi..??  Ma certo !!   Da NOVARTIS  !!  

Questo fatto da la stura a molti interrogativi che mi auguro vengano dibattuti dagli azionisti di Cell Therapeutics.

Provo a sollevare alcune riflessioni :

a) In un accordo di cartello tra le 7 sorelle del Farmaceutico mondiale, a Novartis è spettata anche la fetta di torta che riguarda l’oncologia, campo nel quale aspira a diventare leader incontrastato ? Questo potrebbe se non altro spiegare perchè nessuno ha tentato un’OPA ostile nei momenti di massima convenienza…

b) Che convenienza aveva Novartis ad acquistare un’azienda (Ebewe) il cui farmaco di punta (Doxorubicina) verrà fra poco sostituito da un altro farmaco (Pixantrone) già opzionato dalla stessa Novartis ?

c) Che convenienza avrà Novartis a far approvare/bocciare Pixantrone dalla FDA ?

d) Se Novartis ha pagato 1,2 miliardi Ebewe ( che mi pare ha 272 milioni di fatturato e 77 di utili…), quanto dovrebbe pagare per eventualmente acquistare Cell Therapeutics (risparmiandosi così di opzionare i farmaci e versare soldi a Cell Th.) ?

e) Non è probabile che Novartis, dopo aver acquisito anche Pixantrone, utilizzi la già collaudata rete di rapporti con le autorità sanitarie realizzata da Ebewe, per commercializzare e diffondere al meglio Pixantrone al postto e/o insieme alla Doxorubicina ? 

Insomma se Novartis opzionerà i farmaci di Cell, o addirittura acquisterà l’azienda, sarà leader nella terapia anti NHL.  Deve solo sconfiggere la concorrenza in questa battaglia.  Cioè se stessa.

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Inizia stasera online l’avventura della terza versione di Raffish.it.

Questo blog si propone di condividere la mia esperienza ed il mio percorso con tutte le persone che, come me, sognano di diventare un Trader online professionista.

Ho avuto la fortuna di avvicinarmi e muovere i primi passi nel Trading online in un momento magico, irripetibile: marzo 2009.

Un minimo pluriennale della Borsa. In pratica, qualsiasi titolo si fosse comprato allora, lo si sarebbe visto raddoppiare in due mesi.

Facile, quindi, farsi prendere dall’entusiasmo dopo i primi successi, e magari credersi bravi.

Diverso è diventare un Trader professionista.

La strada è lunga e piena di ostacoli, ma l’entusiasmo e la devozione ci sono.

Che l’avventura abbia inizio!

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